mercoledì 25 febbraio 2009

UN NUOVO PADRE

London, flat 61 - La giovane ragazza italiana, non sopportando più le difficoltà della convivenza, ha deciso ufficialmente di abolire il famoso proverbio "La speranza è l'ultima a morire".

Il desiderio che il padre della mia coinquilina se ne ritorni, con un bel volo diretto, nel paese da cui è venuto è immenso. Ogni giorno quando torno a casa e non lo vedo in cucina tiro un sospiro di sollievo. Finalmente è partito! Ma la contentezza svanisce appena entro nella mia stanza: tramite le sottili pareti posso godere del romantico suono prodotto dalla sua siesta.

Qualcuno potrà dire di non badare alla sua presenza! Ottimo suggerimento! Ma come fai a pensare che un uomo sia invisibile se ogni volta che vai alla toilette devi riportare nella posizione orizzontale l'asse del wc?

Resto in attesa di nuove proposte!

sabato 21 febbraio 2009

SPICES

Quando si pensa ad un paese straniero, nella nostra mente si susseguono una serie di domande: per primo si tenta di localizzare lo stato sul nostro impreciso mappamondo mentale, poi si pensa alla lingua parlata, al colore della pelle dei suoi abitanti, alla situazione economica generale ed infine alle tradizioni culinarie. Proprio su queste ultime vorrei porre la vostra attenzione.

Sto convivendo da una settimana anche con i genitori della mia coinquilina -proprietaria di casa- i quali sono venuti in visita a Londra. Come tutti i genitori che si rispettino, dopo essere andati a svaligiare il supermercato, giornalmente preparano le delizie della terra natale alla tenera figlia che, vivendo da sola, mangia solo cibi pronti e surgelati. 

Tutto fila liscio. Anche nostra madre farebbe lo stesso. Lasagne, arrosto, ragù, risotto alla milanese, melanzane alla parmigiana...

Il problema è quando ti svegli il sabato mattina con la puzza di una dozzina di cipolle saltate in padella a fuoco sostenuto in compagnia di buon ketchup. Si, proprio questo odore grazioso che penetra sotto la porta della camera per darti il buongiorno. Non ve lo immaginate, per favore.

Stesso giorno, ma all'ora di cena, vado in cucina e vedo ancora le cipolle in padella. Decido di osare e chiedo al padre se posso chiudere la porta. Ebbene si, fa finta di non capire e io sconfitta torno in camera, con ormai anche i vestiti che odorano di cipolle.

Una sera in settimana, succesiva all'accaduto, prima di cucinare una fetta di tonno fresco, chiudo la porta della cucina pensado di istruire il padre circa le regole da utilizzare in cucina. Sono al tavolo a gustarmi il mio buon pesce quando entra il padre, mi guarda e fa una smorfia, apre immediatamente la porta e mi dice con il suo inglese impreciso: "Non si chiude la porta!Questa è una casa! Noi usiamo le spezie, voi, nella vostra cucina italiana, anche, quindi non ti preoccupare".

Una forma di gentilezza? Semplice cortesia per farmi sentire come a casa?

Non lo so, oggi è sabato e ancora cipolle stanno friggendo in padella! 

 

domenica 15 febbraio 2009

"FANTASTIC MODERN ROOM"

"Fantastic modern room, bills included" 
"Lovely single room near the tube"

Tutte le stanze disponibili in tutti gli appartamenti di Londra sono belle, luminose, spaziose, in centro e con dei simpatici flatmate che amano andare a bere un bicchiere di vino con i coinquilini ma nello stesso tempo desiderano vivere la propria vita privata.

Sono andata a visionare più di 15 appartamenti alla ricerca di una stanza che non fosse invivibile.Ve ne descrivo solo alcune. 

La prima: stanza piccola ma accogliente, in una zona centralissima ma in una casa abitata da mamma indiana, papà indiano, figliolo di 3 anni indiano e ragazzo di 24 indiano. (Non sono razzista, ma vado via da casa per andare ad abitare con nuovi genitori? )

La seconda: stanza oscena, affitto caro, appartamento abitato da due coppie, un solo bagno e una cucina che sembra una discarica. (Il giorno dopo hanno abbassato il prezzo dell'affitto, chissà per quale motivo!)

La terza: stanza asettica, il coinquilino - sulla trentina, cinese - mi fa togliere le scarpe prima di entrare in casa e mi porge un  paio di ciabatte, sicuramente sue. Chiedo se le devo indossare. E lui risponde: "Yes, yes, yes, yes". Ok. (Appartamento abitato da due uomini. Non mi sembra il caso.) 

A volte mi chiedo se sono io che pretendo troppo, ma come potevo adattarmi?

Quando pensavo di aver trovato la casa giusta, il proprietario rifiuta la mia proposta perchè sono una studentessa, senza stipendio e senza un conto corrente in una banca londinese!OK.

Scoraggiata?NO. Di più! 

Finalmente, ricevo un messaggio sul cellulare: una ragazza mi invita ad andare a vedere il suo appartamento. Dov'è?Quanto costa? Chi ci vive? (Almeno qualcuno ha l'accortezza di rispondere alle e-mail!) Decido di andare. E poi mi convinco che posso vivere in questa casa.

L'ultima stanza: undicesimo piano di un palazzo di 26, zona tranquilla, stanza luminosa e con il pavimento in legno, coinquiline dello SriLanka, cucina grande, super attrezzata e un poco unta, power shower, e tanto tanto ma tanto odore di cipolle!

 

sabato 14 febbraio 2009

BENVENUTA!

Si scrive per focalizzare? Si scrive per sdrammatizzare? Si. Anche. In questo momento voglio scrivere per ridere. 

"Benvenuta!". Da quando sono arrivata a Londra -2 settimane fa- ancora nessuno me l' ha detto. 
Vi immaginate una bella ragazza sulla trentina, capelli gialli (non biondi), tailleur blu, collant 30 denari (non troppo coprenti), scarpe con la punta rettangolare (rigorosamente blu ma un po' sformate e con il tacco leggermente storto), in piedi all'uscita dell'aeroporto che appena vi vede vi accoglie con un sorriso gigante e vi dice con un tono di voce alto: "WELCOME!". 
Ecco, tutto ciò non mi è successo!
Speravo che almeno qualcuno, chiunque, qui, in questo paese, me lo dicesse. 

Bene, però, a questo punto mi do io stessa il benvenuto. Si. Nel mio blog, nato in questa terra Straniera.